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Morire su Facebook

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1 Morire su Facebook il Mer Lug 21, 2010 9:24 am

Admin


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Quando si muore cosa succede del profilo su Facebook?


I nostri profili Facebook, MySpace, LinkedIn, Twitter. Le nostre email conservate su server. Le foto caricate su Flickr. I video inseriti su YouTube. La morte ai tempi del Web.

Courtney Purvin ha avuto uno shock quando ha visitato Facebook lo scorso mese. Il social network le ha suggerito di riprendere i contatti con un vecchio amico di famiglia che aveva suonato il pianoforte al suo matrimonio quattro anni prima. Ma quell’amico è morto in aprile.

Jenna Wortham, sul New York Times, parte da questa vicenda per riflettere sulla morte ai tempi di Facebook e compagnia. La giornalista statunitense è stata preceduta di poche ore da un’analoga riflessione scritta da Vittorio Zambardino sul blog Scene Digitali, in un post intitolato “L’impossibilità digitale di seppellire i morti”. E ancora prima, il 24 marzo scorso, del rapporto fra morte e web aveva parlato l’avvocato Ernesto Belisario, esperto in diritto delle nuove tecnologie, con un intervento intitolato “La nostra eredità digitale”.

Di eredità digitale, scrive Belisario, si parla ancora troppo poco in Italia, mentre il problema si è posto da anni in altri paesi, come negli USA, tecnologicamente più avanzati, dove gli utenti hanno già iniziato a interrogarsi sulla sorte della propria vita digitale. Cosa succede – è la domanda – alle nostre email conservate sui server, ai nostri profili Facebook, MySpace, LinkedIn, Twitter, alle fotografie inserite su Flickr e Picasa, ai video caricati su YouTube? C’è, dopo la vita digitale, una morte digitale?

Facebook, per esempio, permette agli eredi che ne facciano richiesta di conservare la pagina del defunto, di memorializzarla, trasformandola, di fatto, in una sorta di lapide virtuale, senza la possibilità di aggiornare lo status. Meredith Chin, portavoce dell’azienda di Mark Zuckerberg, ha rivelato al NYT che il team del social network è impegnato a trovare una soluzione appropriata alla questione. Sia che si consideri la vita digitale come altro dalla vita fisica, sia che la si ritenga un’appendice o una parte della stessa, ha senza dubbio ragione Zambardino quando scrive che forse è tempo che nelle disposizioni post-mortem si diano indicazioni anche in merito ai dati prodotti su Internet. E, aggiungiamo, anche a tutto ciò che abbiamo scritto e e archiviato nelle memoria di PC, smartphone, tablet, chiavette USB e dispositivi vari.

Arianna Bernardini

Fonte webmasterpoint

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